FINE VITA

Suicidio assistito in Lombardia, Inselvini (FdI-ECR): “Sanità obbligata a vestirsi da sicario”

L'eurodeputato critica l'applicazione delle linee guida amministrative sul fine vita dopo il primo caso gestito dal servizio sanitario regionale

Suicidio assistito in Lombardia, Inselvini (FdI-ECR): “Sanità obbligata a vestirsi da sicario”

Il dibattito sul fine vita si riaccende in seguito al primo caso di suicidio assistito gestito interamente dal servizio sanitario nella regione Lombardia. La vicenda ha suscitato la ferma presa di posizione da parte delle istituzioni europee, riportando al centro del confronto politico la gestione delle procedure mediche legate alla direttiva della Corte Costituzionale.

Le critiche alla sentenza della Corte Costituzionale

La misura applicata rappresenta la conseguenza diretta del percorso giurisprudenziale introdotto dalla sentenza numero 242 del 2019 pronunciata dalla Corte Costituzionale sul caso Cappato, decisione che ha stabilito la non punibilità dell’aiuto al suicidio in determinate circostanze. Sulla questione è intervenuto il rappresentante politico Paolo Inselvini, eurodeputato di FdI-ECR, che mercoledì 26 agosto 2026 ha espresso forte contrarietà rispetto agli sviluppi operativi:

“Il primo caso in Lombardia di suicidio assistito interamente gestito dal servizio sanitario è la drammatica conseguenza del percorso aperto dalla sentenza n. 242 del 2019 della Corte costituzionale sul caso Cappato, che ha dichiarato, in determinate circostanze, la non punibilità dell’aiuto al suicidio. Ecco cosa avviene quando si apre una porta all’eutanasia: ci si sporge su una china pericolosa senza fine.”

Lo scontro con le decisioni del Consiglio Regionale

Il nodo centrale della contestazione riguarda il rapporto tra le disposizioni amministrative e le deliberazioni assunte dall’assemblea elettiva lombarda. In data martedì 19 novembre 2024, il Consiglio regionale della Lombardia aveva infatti approvato una questione pregiudiziale per bloccare la trattazione del progetto di legge di iniziativa popolare relativo all’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Secondo Inselvini, l’introduzione di linee guida amministrative bypassa la volontà dell’organo legislativo:

“Ancora più grave è il fatto che il 19 novembre 2024 il Consiglio regionale della Lombardia, democraticamente eletto, ha approvato la questione pregiudiziale decidendo di non procedere alla trattazione del progetto di legge regionale di iniziativa popolare sull’assistenza sanitaria al suicidio medicalmente assistito. Un pronunciamento politico chiaro che oggi, di fatto, viene scavalcato attraverso delle linee guida amministrative. Non è accettabile che su una materia così delicata si possa aggirare la volontà espressa dall’assemblea legislativa regionale.”

Il ruolo della sanità pubblica e la difesa delle cure palliative

La contestazione dell’esponente politico investe direttamente le funzioni attribuite alle strutture sanitarie pubbliche nella gestione dei pazienti affetti da patologie gravi. Il parlamentare europeo Inselvini ha censurato la trasformazione dei compiti dell’amministrazione sanitaria:

“Siamo arrivati al punto in cui l’amministrazione pubblica, anziché essere fino all’ultimo al fianco di chi soffre per curarlo, assisterlo e accompagnarlo, si fa da sicario e fornisce il farmaco e gli strumenti necessari per uccidersi. È questa l’idea di sanità pubblica che vogliamo in Lombardia? Per noi no.”

In conclusione, il rappresentante di FdI-ECR ha ribadito la necessità di sostenere le persone in stato di sofferenza attraverso il potenziamento dell’assistenza medica e delle strutture dedicate:

“La Vita umana, soprattutto quando fragile e segnata dalla sofferenza, non può diventare un problema da risolvere con un farmaco letale. Ogni Vita vale, dal concepimento a morte naturale, e continueremo a ribadirlo inesorabilmente. E l’unico modo vero per aiutare queste persone è stare al loro fianco con amore, utilizzare fino in fondo lo strumento delle cure palliative e ribadire che ognuno di noi, al di là della propria condizione, è una persona con una propria dignità.”