Lunedì 12 ottobre 2026, presso il Parlamento europeo a Bruxelles, si è tenuto l’evento di presentazione del report “The Hate Review” dell’organizzazione Forbidden Colours, promosso su invito del questore socialista Marc Angel. Nel corso dell’iniziativa, il responsabile del progetto ha espresso indicazioni orientate a ridurre l’influenza dei movimenti definiti “anti-gender”.
In merito all’episodio sono intervenuti il capodelegazione Carlo Fidanza (FdI-ECR) e l’eurodeputato ventiquattrenne Paolo Inselvini (FdI-ECR), membro titolare della Commissione LIBE, diffondendo una nota congiunta di ferma condanna.
«Servono meno pro-life e pro-family in Europa, e con meno visibilità possibile all’interno delle società europee. Queste, in sintesi, le conclusioni dell’evento di presentatione del report “The Hate Review” di Forbidden Colours, tenutosi oggi al Parlamento europeo su invito del questore socialista Marc Angel. Il responsabile del progetto ha infatti indicato come l’unica via per l’affermazione delle rivendicazioni LGBTQ sia la riduzione del numero e della visibilità degli attori da lui definiti “anti-gender”.».
Secondo quanto evidenziato dai due rappresentanti politici Fidanza (FdI-ECR) e Inselvini (FdI-ECR), il documento conterrebbe una mappatura dettagliata mirata a contenere la presenza pubblica delle associazioni tradizionali.
«Gravissimo che la difesa della Vita e della famiglia vengano trattate come una “contaminazione” dalla quale liberare l’Europa. Nel report viene citato personalmente persino Paolo Inselvini, e si cerca di schedare oltre 700 attori “anti-gender” attivi in Europa nel tentativo di ridurre la loro visibilità nella società e la loro voce nelle scelte politiche. Piena solidarietà alla Chiesa cattolica, al Movimento per la Vita, a Pro Vita & Famiglia e alle molte altre realtà delegittimate per le loro idee e il loro impegno pubblico. Durante l’evento di oggi, una deputata dei Verdi è arrivata persino a sostenere come criticare le posizioni LGBTQ significherebbe macchiarsi di crimini d’odio, pertanto anche all’interno del Parlamento europeo servirebbe pensare a nuove regole sulle mostre e sui tempi di parola in Plenaria. Quasi a voler suggerire un bavaglio ideologico negli interventi degli Eurodeputati. Chi invoca inclusione e democrazia dovrebbe saper accettare il confronto con chi la pensa diversamente. Il dissenso non è odio e milioni di cittadini europei non sono un’infezione da debellare».